DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

 

DOMENICA 9 NOVEMBRE 2008
 
 DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

 

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L’anniversario della dedicazione della basilica, costruita dall’imperatore Costantino sul colle Laterano a Roma, fu celebrato, e a quanto sembra fin dal secolo XII, il 9 novembre. Inizialmente fu una festa solo della città di Roma. In seguito la celebrazione fu estesa a tutte le chiese di rito romano per onorare la basilica chiamata chiesa – madre di tutte le chiese dell’Urbe (di Roma) e dell’Orbe (del mondo), e come segno di amore e di unione verso la cattedra di Pietro, che, secondo sant’Ignazio di Antiochia, “presiede a tutta l’assemblea della carità”.

LITURGIA DELLA PAROLA
 
Antifona d’ingresso
Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo,
da Dio, preparata come una sposa adorna per il suo sposo.
Colletta
O Padre, che prepari il tempio della tua gloria,
con pietre vive e scelte,
effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito,
perché edifichi il popolo dei credenti
che formerà la Gerusalemme del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa
la moltitudine dei credenti,
fa’ che il popolo radunato nel tuo nome
ti adori, ti ami, di segua,
e sotto la tua guida giunga ai beni da te promessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA
Ez 47, 1-2.8-9.12

Dal libro del profeta Ezechièle

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Àraba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio

 

 Salmo responsoriale
Sal 45
 
Un fiume rallegra la città di Dio.

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo a essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra
.

SECONDA LETTURA
ICor 3, 9c-11.16-17
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, voi siete edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Io mi sono scelto e ho consacrato questa casa
perché il mio nome vi resti sempre.
Alleluia.
VANGELO
Gv 6,37-40
Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore

 

   BREVE RIFLESSIONE PERSONALE:

Se ci guardiamo attorno ci accorgiamo che ovunque esistono luoghi sacri, nei quali si rispecchia la tradizione della fede di un popolo. La varietà delle chiese di pietra testimonia la varietà delle persone che attorno ad esse si riuniscono, con i propri modi di pregare, diversi da un popolo all’altro, i propri riti, le personali abitudini, che arricchiscono la Chiesa e la rendono incarnata nelle culture di ogni nazione e di ogni tempo. 

Celebrando dunque la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, si ricorda prima di tutto che si è in comunione gli uni con gli altri, nonostante le diversità, e tutti si è in comunione col Papa. Le chiese, sono la testimonianza del passaggio di “pietre vive che da un confine all’altro della terra annunciano l’amore di Dio nei confronti di tutta l’umanità(voi siete edificio di Dio dice san Paolo). Spesso ci dimentichiamo che le “pietre vive” del presente siamo noi, a noi spetta questo importante compito missionario.

Permettetemi ora qualche considerazione sul brano del Vangelo.
La presenza dei cambia valute e dei mercanti nel tempio di Gerusalemme, aveva ricevuto il benestare  dalle autorità religiose e dal sommo sacerdote Caifa, per fare concorrenza al mercato gestito dal Sinedrio nei pressi del Cedron. Questo scatena l’ira di Gesù, il suo gesto richiama i testi profetici nei quali Dio dice di non gradire un culto esteriore fatto di sacrifici di animali e basato sull’interesse personale(un esempio eloquente lo troviamo in Is 11,11-17).
In questo testo Gesù per la prima volta chiama Dio col nome di “Padre mio”, che desidera un culto interiore basato sull’amore, piuttosto che il mettersi in mostra.

Dopo una brevissima analisi del testo vorrei condividere con voi una riflessione che mi sovviene ogni volta che mi trovo a leggere e a meditare questo brano. In particolare mi manda in crisi questa frase: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». Quante volte mi è capitato di andare in pellegrinaggio in luoghi sacri e di trovarmi di fronte, attaccato al santuario un vero e proprio mercato, identico a quello del Tempio di Gerusalemme, dove il “dio denaro” prende il sopravvento… Dovremo rileggerci bene le parole di Gesù e cercare di metterle in pratica…
 

  BUONA SETTIMANA!

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