Le Parole di Papa Francesco- 16 gennaio 2022

Le Parole di Papa Francesco…

ANGELUS

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 16 gennaio 2022

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo della Liturgia odierna narra l’episodio delle nozze di Cana, dove Gesù trasforma l’acqua in vino per la gioia degli sposi. E si conclude così: «Questo fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11). Notiamo che l’evangelista Giovanni non parla di miracolo, cioè di un fatto potente e straordinario che genera meraviglia. Scrive che a Cana avviene un segno, che suscita la fede dei discepoli. Possiamo allora domandarci: che cos’è un “segno” secondo il Vangelo?

Un segno è un indizio che rivela l’amore di Dio, che non richiama cioè l’attenzione sulla potenza del gesto, ma sull’amore che lo ha provocato. Ci insegna qualcosa dell’amore di Dio, che è sempre vicino, tenero e compassionevole. Il primo segno avviene mentre due sposi sono in difficoltà nel giorno più importante della loro vita. Nel bel mezzo della festa manca un elemento essenziale, il vino, e la gioia rischia di spegnersi tra le critiche e l’insoddisfazione degli invitati. Figuriamoci come può andare avanti una festa di nozze solo con l’acqua! È terribile, una brutta figura faranno gli sposi!

Ad accorgersi del problema è la Madonna, che lo segnala con discrezione a Gesù. E Lui interviene senza clamore, senza quasi darlo a vedere. Tutto si svolge nel riserbo, “dietro le quinte”: Gesù dice ai servi di riempire le anfore d’acqua, che diventa vino. Così agisce Dio, con vicinanza, con discrezione. I discepoli di Gesù colgono questo: vedono che grazie a Lui la festa di nozze è diventata ancora più bella. E vedono anche il modo di agire di Gesù, questo suo servire nel nascondimento – così è Gesù: ci aiuta, ci serve nel nascondimento, in quel momento –, tanto che i complimenti per il vino buono vanno poi allo sposo, nessuno se ne accorge, soltanto i servitori. Così comincia a svilupparsi in loro il germe della fede, cioè credono che in Gesù è presente Dio, l’amore di Dio.

È bello pensare che il primo segno che Gesù compie non è una guarigione straordinaria o un prodigio nel tempio di Gerusalemme, ma un gesto che viene incontro a un bisogno semplice e concreto di gente comune, un gesto domestico, un miracolo, diciamo così, “in punta di piedi”, discreto, silenzioso. Egli è pronto ad aiutarci, a risollevarci. E allora, se siamo attenti a questi “segni”, veniamo conquistati dal suo amore e diventiamo suoi discepoli.

Ma c’è un altro tratto distintivo del segno di Cana. In genere il vino che si dava alla fine della festa era quello meno buono; anche oggi si fa così, la gente a quel punto non distingue tanto bene se è un vino buono o è un vino un po’ annacquato. Gesù, invece, fa in modo che la festa si concluda con il vino migliore. Simbolicamente questo ci dice che Dio vuole per noi il meglio, ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi. Nel segno di Gesù non c’è spazio per secondi fini, per pretese verso gli sposi. No, la gioia che Gesù lascia nel cuore è gioia piena e disinteressata. Non è una gioia annacquata!

Vi suggerisco allora un esercizio, che ci può fare molto bene. Proviamo oggi a frugare tra i ricordi alla ricerca dei segni che il Signore ha compiuto nella mia vita. Ognuno dica: nella mia vita, quali segni il Signore ha compiuto? Quali accenni della sua presenza? Segni che ha fatto per mostrarci che ci ama; pensiamo a quel momento difficile in cui Dio mi ha fatto sperimentare il suo amore… E chiediamoci: con quali segni, discreti e premurosi, mi ha fatto sentire la sua tenerezza? Quando io ho sentito più vicino il Signore, quando ho sentito la sua tenerezza, la sua compassione? Ognuno di noi nella sua storia ha di questi momenti. Andiamo a cercare quei segni, facciamo memoria. Come ho scoperto la sua vicinanza? Come in me è rimasta nel cuore una grande gioia? Facciamo rivivere i momenti in cui abbiamo sperimentato la sua presenza e l’intercessione di Maria. Lei, la Madre, che come a Cana è sempre attenta, ci aiuti a fare tesoro dei segni di Dio nella nostra vita.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Esprimo la mia vicinanza alle persone colpite da forti piogge e inondazioni in diverse regioni del Brasile nelle ultime settimane. Prego in particolare per le vittime e i loro familiari, e per coloro che hanno perso la casa. Che Dio sostenga l’impegno di quanti stanno portando soccorso.

Dal 18 al 25 gennaio si svolgerà la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno propone di rispecchiarsi nell’esperienza dei Magi, venuti dall’oriente a Betlemme per onorare il Re Messia. Anche noi cristiani, nella diversità delle nostre confessioni e tradizioni, siamo pellegrini in cammino verso la piena unità, e ci avviciniamo alla meta quanto più teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostro unico Signore. Durante la Settimana di Preghiera, offriamo anche le nostre fatiche e le nostre sofferenze per l’unità dei cristiani.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi. Un saluto speciale rivolgo al gruppo “Girasoli della Locride”, da Locri, con familiari e animatori.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

SEZIONI DEL BLOG (cliccate sopra per entrare anche con il cellulare)

Scrivetemi: [email protected]

La Bacheca (Info sul bog)

La Parola della Domenica

Alzati e va’ (riflessioni spirituali 2021)

Spazio della Preghiera (alcuni strumenti utili per preghiera personale)

Vatican News

Pagina Facebook

Canale Yotube

Tutte le Playlist

Le Parole di Papa Francesco- 12 gennaio 2022

Le Parole di Papa Francesco…

UDIENZA GENERALE

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 12 gennaio 2022

Catechesi su San Giuseppe: 7. San Giuseppe il falegname

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Gli evangelisti Matteo e Marco definiscono Giuseppe “falegname” o “carpentiere”. Abbiamo ascoltato poco fa che la gente di Nazaret, sentendo Gesù parlare, si chiedeva: «Non è costui il figlio del falegname?» (13,55; cfr Mc 6,3). Gesù praticò il mestiere del padre.

Il termine greco tekton, usato per indicare il lavoro di Giuseppe, è stato tradotto in vari modi. I Padri latini della Chiesa lo hanno reso con “falegname”. Ma teniamo presente che nella Palestina dei tempi di Gesù il legno serviva, oltre che a fabbricare aratri e mobili vari, anche a costruire case, che avevano serramenti di legno e tetti a terrazza fatti di travi connesse tra loro con rami e terra.

Pertanto, “falegname” o “carpentiere” era una qualifica generica, che indicava sia gli artigiani del legno sia gli operai impegnati in attività legate all’edilizia. Un mestiere piuttosto duro, dovendo lavorare materiale pesante, come il legno, la pietra e il ferro. Dal punto di vista economico non assicurava grandi guadagni, come si deduce dal fatto che Maria e Giuseppe, quando presentarono Gesù nel Tempio, offrirono solo una coppia di tortore o di colombi (cfr Lc 2,24), come prescriveva la Legge per i poveri (cfr Lv 12,8).

Dunque, Gesù adolescente ha imparato dal padre questo mestiere. Perciò, quando da adulto cominciò a predicare, i suoi compaesani stupiti si chiedevano: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?» (Mt 13,54), ed erano scandalizzati di lui (cfr v. 57), perché era il figlio del falegname ma parlava come un dottore della legge, e si scandalizzavano di questo.

Questo dato biografico di Giuseppe e di Gesù mi fa pensare a tutti i lavoratori del mondo, in modo particolare a quelli che fanno lavori usuranti nelle miniere e in certe fabbriche; a coloro che sono sfruttati con il lavoro in nero; alle vittime del lavoro – abbiamo visto che in Italia ultimamente ce ne sono state parecchie -; ai bambini che sono costretti a lavorare e a quelli che frugano nelle discariche per cercare qualcosa di utile da barattare… Mi permetto di ripetere questo che ho detto: i lavoratori nascosti, i lavoratori che fanno lavori usuranti nelle miniere e in certe fabbriche: pensiamo a loro. A coloro che sono sfruttati con il lavoro in nero, a coloro che danno lo stipendio di contrabbando, di nascosto, senza la pensione, senza niente. E se non lavori, tu, non hai alcuna sicurezza. Il lavoro in nero oggi c’è, e tanto. Pensiamo alle vittime del lavoro, degli incidenti sul lavoro; ai bambini che sono costretti a lavorare: questo è terribile! I bambini nell’età del gioco devono giocare, invece sono costretti a lavorare come persone adulte. Pensiamo a quei bambini, poveretti, che frugano nelle discariche per cercare qualcosa di utile da barattare. Tutti questi sono fratelli e sorelle nostri, che si guadagnano la vita così, con lavori che non riconoscono la loro dignità! Pensiamo a questo. E questo succede oggi, nel mondo, questo oggi succede! Ma penso anche a chi è senza lavoro: quanta gente va a bussare alle porte delle fabbriche, delle imprese: “Ma, c’è qualcosa da fare?” – “No, non c’è, non c’è …”. La mancanza di lavoro! E penso anche a quanti si sentono feriti nella loro dignità perché non trovano questo lavoro. Tornano a casa: “Hai trovato qualcosa?” – “No, niente … sono passato dalla Caritas e porto il pane”. Quello che ti dà dignità non è portare il pane a casa. Tu puoi prenderlo dalla Caritas: no, questo non ti dà dignità. Quello che ti dà dignità è guadagnare il pane, e se noi non diamo alla nostra gente, ai nostri uomini e alle nostre donne, la capacità di guadagnare il pane, questa è un’ingiustizia sociale in quel posto, in quella nazione, in quel continente. I governanti devono dare a tutti la possibilità di guadagnare il pane, perché questo guadagno dà loro la dignità. Il lavoro è un’unzione di dignità, e questo è importante. Molti giovani, molti padri e molte madri vivono il dramma di non avere un lavoro che permetta loro di vivere serenamente, vivono alla giornata. E tante volte la ricerca di esso diventa così drammatica da portarli fino al punto di perdere ogni speranza e desiderio di vita. In questi tempi di pandemia tante persone hanno perso il lavoro – lo sappiamo – e alcuni, schiacciati da un peso insopportabile, sono arrivati al punto di togliersi la vita. Vorrei oggi ricordare ognuno di loro e le loro famiglie. Facciamo un istante di silenzio ricordando quegli uomini, quelle donne disperati perché non trovano lavoro.

Non si tiene abbastanza conto del fatto che il lavoro è una componente essenziale nella vita umana, e anche nel cammino di santificazione. Lavorare non solo serve per procurarsi il giusto sostentamento: è anche un luogo in cui esprimiamo noi stessi, ci sentiamo utili, e impariamo la grande lezione della concretezza, che aiuta la vita spirituale a non diventare spiritualismo. Purtroppo però il lavoro è spesso ostaggio dell’ingiustizia sociale e, più che essere un mezzo di umanizzazione, diventa una periferia esistenziale. Tante volte mi domando: con che spirito noi facciamo il nostro lavoro quotidiano? Come affrontiamo la fatica? Vediamo la nostra attività legata solo al nostro destino oppure anche al destino degli altri? Infatti, il lavoro è un modo di esprimere la nostra personalità, che è per sua natura relazionale. Il lavoro è anche un modo per esprimere la nostra creatività: ognuno fa il lavoro a suo modo, con il proprio stile; lo stesso lavoro ma con stile diverso.

È bello pensare che Gesù stesso abbia lavorato e che abbia appreso quest’arte proprio da San Giuseppe. Dobbiamo oggi domandarci che cosa possiamo fare per recuperare il valore del lavoro; e quale contributo, come Chiesa, possiamo dare affinché esso sia riscattato dalla logica del mero profitto e possa essere vissuto come diritto e dovere fondamentale della persona, che esprime e incrementa la sua dignità.

Cari fratelli e sorelle, per tutto questo oggi desidero recitare con voi la preghiera che San Paolo VI elevò a San Giuseppe il 1° maggio del 1969:

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
tu che, accanto al Verbo incarnato,
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane,
traendo da Lui la forza di vivere e di faticare;
tu che hai provato l’ansia del domani,
l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro:
tu che irradii oggi, l’esempio della tua figura,
umile davanti agli uomini
ma grandissima davanti a Dio,
proteggi i lavoratori nella loro dura esistenza quotidiana,
difendendoli dallo scoraggiamento,
dalla rivolta negatrice,
come dalle tentazioni dell’edonismo;
e custodisci la pace nel mondo,
quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli. Amen.

SalutiJe suis heureux de saluer les pèlerins des pays francophones, particulièrement les jeunes du Diocèse de Tarbes accompagnés de Mgr Emmanuel Gobilliard, Evêque Auxiliaire de Lyon. Que par l’intercession de saint Joseph, les jeunes, les pères et les mères qui sont au chômage et qui vivent dans la précarité et l’angoisse pour leurs familles, aient du travail afin de mener une vie digne et sereine. A vous tous, ma Bénédiction !

[Sono lieto di salutare i pellegrini dei Paesi francofoni, in particolare i giovani della Diocesi di Tarbes insieme a Mons. Emmanuel Gobilliard, Vescovo Ausiliare di Lione. Per intercessione di San Giuseppe, possano i giovani, i padri e le madri disoccupati e che vivono nella precarietà e nell’angoscia per le loro famiglie, trovare lavoro per condurre una vita dignitosa e serena. A tutti di voi, la mia Benedizione!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from the United States of America. Upon all of you, and your families, I invoke the Lord’s blessings of joy and peace. God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti dagli Stati Uniti d’America.  Su tutti voi, e sulle vostre famiglie, invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!]

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger deutscher Sprache. Lassen wir die Schwachen an unseren Aktivitäten teilhaben. Das ist wichtig für sie; es ist aber auch für uns von Bedeutung. Der barmherzige Gott segne Euch und Eure Familien.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Condividiamo con i deboli le nostre attività. È di grande importanza per loro ed è un significativo sostegno anche per noi. Il Dio misericordioso benedica voi e le vostre famiglie.]

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a reflexionar sobre el sentido que damos al propio trabajo, a verlo como un servicio, como un modo de ayudar a los demás con nuestro esfuerzo. Que el Señor los bendiga y bendiga todas sus tareas, de modo que sean siempre para la mayor gloria de Dios. Muchas gracias.

Saúdo com afecto os fiéis de língua portuguesa. Com Jesus e São José ajudemos os nossos irmãos e irmãs a recuperar o valor do trabalho, para que todos possamos viver, com consciência alegre, a nossa dignidade de filhos de Deus. Deus vos abençoe.

[Saluto con affetto i fedeli di lingua portoghese. Con Gesù e San Giuseppe aiutiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle a recuperare il valore del lavoro, affinché viviamo tutti insieme, con coscienza gioiosa, la nostra dignità di figli di Dio. Su tutti scenda la Benedizione del Signore.]

أُحَيِّي المُؤْمِنِينَ الناطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. لِنَسأَلِ القِدّيسَ يُوسُف، شَفِيعَ الكَنِيسَة، الذي عَمِلَ كُلَّ يَومٍ لِيُأَمِّنَ قُوتَ عَائِلّةِ النَّاصِرَة، واختَبَرَ مَرَارَةَ الفَقرِ وقِلَّةَ العَمَل، أَن يَحمِيَ العُمَّالَ فِي حَيَاتِهِمِ اليَومِيّةِ الصَّعبَة، ويَصُونَهُم مِنَ الإِحبَاطِ وَمِنَ الاستِغلَال، وأَن يَحفَظَ السَّلَامَ فِي العَالَم، الذي وَحدَهُ يُمكِنُ أَن يَضمَنَ تَطَوُّرَ الشُّعُوب. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِنْ كُلِّ شَرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba. Chiediamo a San Giuseppe, Patrono della Chiesa, che ha lavorato per assicurare ogni giorno il pane alla famiglia di Nazaret, provando l’amarezza della povertà e della precarietà del lavoro, di proteggere i lavoratori nella loro dura esistenza quotidiana, difendendoli dallo scoraggiamento e dallo sfruttamento, e di custodire la pace nel mondo, che sola può garantire lo sviluppo dei popoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, wraz ze św. Józefem cieślą, prośmy Pana, aby dzisiejszy świat był coraz bardziej wrażliwy na ludzką i duchową wartość pracy. Jak bowiem mówił św. Jan Paweł II, „Józef z Nazaretu, przez swój warsztat, przy którym pracował razem z Jezusem, przybliżył ludzką pracę do tajemnicy Odkupienia” (Redemptoris custos, 22). Z serca błogosławię wam, waszym rodzinom i bliskim.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, insieme a san Giuseppe falegname, chiediamo al Signore che il mondo di oggi sia sempre più sensibile al valore umano e spirituale del lavoro. Infatti, come diceva san Giovanni Paolo II, “grazie al banco di lavoro presso il quale esercitava il suo mestiere insieme con Gesù, Giuseppe avvicinò il lavoro umano al mistero della Redenzione” (Redemptoris custos, 22). Vi benedico di cuore voi, le vostre famiglie e i vostri cari.]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i membri dell’Istituto secolare Orionino. La figura di san Giuseppe, umile falegname di Nazareth, ci orienti verso Cristo, sostenga coloro che operano per il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo.

Il mio pensiero va infine in modo speciale agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. Domenica scorsa abbiamo celebrato la Festa del Battesimo del Signore, occasione propizia per ripensare al proprio Battesimo nella fede della Chiesa. Riscoprite la grazia che proviene dal Sacramento e sappiatela tradurre negli impegni quotidiani di vita.

A tutti la mia benedizione.

SEZIONI DEL BLOG (cliccate sopra per entrare anche con il cellulare)

Scrivetemi: [email protected]

La Bacheca (Info sul bog)

La Parola della Domenica

Alzati e va’ (riflessioni spirituali 2021)

Spazio della Preghiera (alcuni strumenti utili per preghiera personale)

Vatican News

Pagina Facebook

Canale Yotube

Tutte le Playlist

Le Parole di Papa Francesco- 9 gennaio 2022

Le Parole di Papa Francesco…

Battesimo del Signore – Santa Messa e Battesimo di alcuni bambini

ANGELUS

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE
CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA E BATTESIMO DI ALCUNI BAMBINI

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cappella Sistina
Domenica, 9 gennaio 2022

Oggi noi commemoriamo il Battesimo del Signore. C’è un inno liturgico molto bello, nella festa di oggi, che dice che il popolo di Israele andava al Giordano “con i piedi scalzi e l’anima scalza”, cioè un’anima che voleva essere bagnata da Dio, che non aveva nessuna ricchezza, che aveva bisogno di Dio. Questi bambini oggi vengono qui anch’essi con “l’anima scalza” a ricevere la giustificazione di Dio, la forza di Gesù, la forza di andare avanti nella vita. Vengono a ricevere l’identità cristiana. È questo, semplicemente. I vostri figli riceveranno oggi l’identità cristiana. E voi, genitori e padrini, dovete custodire questa identità. Questo è il vostro compito durante la vostra vita: custodire l’identità cristiana dei vostri figli. È un impegno di tutti i giorni: farli crescere con la luce che oggi riceveranno. Questo soltanto volevo dirvi, questo è il messaggio di oggi: custodire l’identità cristiana che voi avete portato oggi per farla ricevere ai vostri figli.

Questa cerimonia è un po’ lunghetta, i bambini poi si sentono strani qui in un ambiente che non conoscono. Per favore, loro sono i protagonisti: fate in modo che non abbiano troppo caldo, che si sentano a loro agio… E se hanno fame, allattateli tranquillamente qui, davanti al Signore, non c’è problema. E se gridano, lasciateli gridare, perché loro hanno uno spirito di comunità, diciamo uno “spirito di banda”, uno spirito d’insieme, e basta che uno incominci – perché tutti sono musicali – e subito viene l’orchestra! Lasciateli piangere tranquilli, che si sentano liberi. Ma che non sentano troppo caldo e, se hanno fame, che non restino con la fame.

E così, con questa pace, andiamo avanti nella cerimonia. E non dimenticate: riceveranno l’identità cristiana e il vostro compito sarà custodire questa identità cristiana. Grazie.

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 9 gennaio 2022

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

il Vangelo della Liturgia odierna ci mostra la scena con cui inizia la vita pubblica di Gesù: Lui, che è il Figlio di Dio e il Messia, va sulle rive del fiume Giordano e si fa battezzare da Giovanni Battista. Dopo circa trent’anni vissuti nel nascondimento, Gesù non si presenta con qualche miracolo o salendo in cattedra per insegnare. Si mette in fila con il popolo che andava a ricevere il battesimo da Giovanni. L’inno liturgico di oggi dice che il popolo andava a farsi battezzare con l’anima e i piedi nudi, umilmente. Bell’atteggiamento, con l’anima nuda e i piedi nudi. E Gesù condivide la sorte di noi peccatori, scende verso di noi: discende nel fiume come nella storia ferita dell’umanità, si immerge nelle nostre acque per risanarle, si immerge con noi, in mezzo a noi. Non sale al di sopra di noi, ma scende verso di noi, con l’anima nuda, con i piedi nudi, come il popolo. Non va da solo, né con un gruppo di eletti privilegiati, no, va con il popolo. Appartiene a quel popolo e va con il popolo a farsi battezzare, con quel popolo umile.

Fermiamoci su un punto importante: nel momento in cui Gesù riceve il Battesimo, il testo dice che «stava in preghiera» (Lc 3,21). Ci fa bene contemplare questo: Gesù prega. Ma come? Lui, che è il Signore, il Figlio di Dio, prega come noi? Sì, Gesù – lo ripetono tante volte i Vangeli – passa molto tempo in preghiera: all’inizio di ogni giorno, spesso di notte, prima di prendere decisioni importanti… La sua preghiera è un dialogo, una relazione con il Padre. Così, nel Vangelo di oggi possiamo vedere i “due movimenti” della vita di Gesù: da una parte scende verso di noi, nelle acque del Giordano; dall’altra eleva lo sguardo e il cuore pregando il Padre.

È un grande insegnamento per noi: tutti siamo immersi nei problemi della vita e in tante situazioni intricate, chiamati ad affrontare momenti e scelte difficili che ci tirano in basso. Ma, se non vogliamo restare schiacciati, abbiamo bisogno di elevare tutto verso l’alto. E questo lo fa proprio la preghiera, che non è una via di fuga, la preghiera non è un rito magico o una ripetizione di cantilene imparate a memoria. No. Pregare è il modo per lasciare agire Dio in noi, per cogliere quello che Lui vuole comunicarci anche nelle situazioni più difficili, pregare per avere la forza di andare avanti. Tanta gente sente che non ce la fa e prega: “Signore, dammi la forza di andare avanti”. Anche noi tante volte lo abbiamo fatto. La preghiera ci aiuta perché ci unisce a Dio, ci apre all’incontro con Lui. Sì, la preghiera è la chiave che apre il cuore al Signore. È dialogare con Dio, è ascoltare la sua Parola, è adorare: stare in silenzio affidandogli ciò che viviamo. E a volte è anche gridare a Lui come Giobbe, sfogarsi con Lui. Gridare come Giobbe. Lui è padre, ci capisce bene. Lui mai si arrabbia con noi. E Gesù prega.

La preghiera – per usare una bella immagine del Vangelo di oggi – “apre il cielo” (cfr v. 21). La preghiera apre il cielo: dà ossigeno alla vita, dà respiro anche in mezzo agli affanni e fa vedere le cose in modo più ampio. Soprattutto, ci permette di fare la stessa esperienza di Gesù al Giordano: ci fa sentire figli amati dal Padre. Anche a noi, quando preghiamo, il Padre dice, come a Gesù nel Vangelo: “Tu sei mio figlio, l’amato” (cfr v. 22). Questo nostro essere figli è cominciato il giorno del Battesimo, che ci ha immersi in Cristo e, membri del popolo di Dio, ci ha fatto diventare figli amati del Padre. Non dimentichiamo la data del nostro Battesimo! Se io domandassi adesso a ognuno di voi: qual è la data del tuo Battesimo? Forse alcuni non lo ricordano. Questa è una cosa bella: ricordare la data del Battesimo, perché è la nostra rinascita, il momento nel quale siamo diventai figli di Dio con Gesù. E quando tornerete a casa – se non lo sapete – domandate alla mamma, alla zia o ai nonni: “Quando sono stato battezzato o battezzata?”, e imparare quella festa per festeggiarla, per ringraziare il Signore. E oggi, in questo momento, chiediamoci: come va la mia preghiera? Prego per abitudine, prego controvoglia, solo recitando delle formule, o la mia preghiera è l’incontro con Dio? Io peccatore, sempre nel popolo di Dio, mai isolato? Coltivo l’intimità con Dio, dialogo con Lui, ascolto la sua Parola? Tra tante cose che facciamo nella giornata, non trascuriamo la preghiera: dedichiamole tempo, usiamo brevi invocazioni da ripetere spesso, leggiamo il Vangelo ogni giorno. La preghiera che apre il cielo.

E ora ci rivolgiamo alla Madonna, Vergine orante, che ha fatto della sua vita un canto di lode a Dio.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

ho appreso con dolore che vi sono state vittime durante le proteste scoppiate nei giorni scorsi in Kazakhstan. Prego per loro e per i familiari, e auspico che si ritrovi al più presto l’armonia sociale attraverso la ricerca del dialogo, della giustizia e del bene comune. Affido il popolo kazako alla protezione della Madonna, Regina della Pace di Oziornoje.

E saluto di cuore tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini italiani e di vari Paesi. In particolare, saluto il gruppo di Frattamaggiore, presso Napoli.

Questa mattina, come è consuetudine nella Domenica del Battesimo del Signore, ho battezzato alcuni bambini, figli di dipendenti vaticani. Desidero ora estendere la mia preghiera e la mia benedizione a tutti i neonati che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questo periodo. Il Signore li benedica e la Madonna li protegga.

E a tutti voi, mi raccomando: imparate la data del vostro Battesimo. Quando sono stata battezzata? Quando sono stato battezzato? Questo non dovete dimenticarlo, e ricordare quel giorno come un giorno di festa.

Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

SEZIONI DEL BLOG (cliccate sopra per entrare anche con il cellulare)

Scrivetemi: [email protected]

La Bacheca (Info sul bog)

La Parola della Domenica

Alzati e va’ (riflessioni spirituali 2021)

Spazio della Preghiera (alcuni strumenti utili per preghiera personale)

Vatican News

Pagina Facebook

Canale Yotube

Tutte le Playlist